C’è penuria di magistrati ma solo in pochi risultano idonei al concorso, come rimediare?

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A pochi giorni dalla pubblicazione dei risultati delle prove scritte del concorso in magistratura, che era stato bandito nel 2019, ma ha preso il via solo due anni dopo, a causa della pandemia da Covid-19, ci si interroga sulle cause che hanno determinato l’idoneità del solo 5,7% di candidati.

Su 3.797 partecipanti, infatti, solamente in 220 potranno sostenere la prova orale.

Nonostante nei tribunali e corti italiane sia tangibile l’impellenza di reclutare un maggior numero di magistrati, l’esito di quest’ultimo concorso risulta essere il più deludente degli ultimi anni.

Di conseguenza i candidati stessi, le scuole di formazione e i magistrati vincitori dei concorsi passati hanno cercato di comprendere quali potessero essere le cause di tale risultanza.

Non si può negare che gli aspiranti pubblici ministeri e giudici si siano dovuti adeguare a delle modalità e tempistiche diverse da quelle adottate negli anni passati. Invero, gli aspiranti magistrati, a luglio 2021 hanno dovuto svolgere due elaborati sintetici in un tempo assegnato pari a quattro ore ciascuno, al fine di rispettare per quanto possibile le misure di contenimento del virus Covid-19 e non rinunciare allo svolgimento del concorso.

I magistrati, dal canto loro, hanno posto in discussione la severità delle correzioni e i parametri utilizzati dalla Commissione che ha valutato e promosso soltanto quel 5,7 % di candidati.

Molti dei giudici hanno ritenuto inverosimile che 3.500 candidati siano stati bocciati per errori di grammatica, di punteggiatura, oltre che di diritto così come è stato segnalato dalla Commissione.

Il peggior attacco, tuttavia, è stato rivolto al sistema scolastico e universitario, infatti non mancano sollecitazioni a nuove riforme da parte dei Ministeri dell’istruzione e della Giustizia.

C’è chi esorta ad evitare tagli alle risorse destinate al sistema scolastico, chi auspica a una preparazione universitaria diversa per la facoltà di giurisprudenza, che sia maggiormente orientata a sviluppare le capacità di scrittura degli studenti, e chi esprime dubbi sull’efficienza delle scuole di preparazione al concorso in magistratura.

Su quest’ultimo punto la riforma Cartabia stravolgerà l’iter di accesso al concorso in magistratura, non prevedendo più l’obbligo di frequenza delle scuole di specializzazione.

Di conseguenza prepararsi al concorso non potrà più essere un problema da affrontare post-laurea ma sarà necessario anticipare la giusta formazione durante il percorso universitario, con nuove metodologie didattiche che comprendano anche attività di scrittura.

Inoltre, secondo una stima del Csm mancherebbero più di mille magistrati, pertanto saranno inevitabili interventi atti a porre rimedio a tale carenza di giudici e pubblici ministeri perché protagonisti del raggiungimento di obiettivi futuri, come la riduzione nei prossimi cinque anni dei tempi medi dei processi, previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Milena Adani

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