LA GIUSTIZIA ed suoi simboli: LA SPADA*

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Avv. Pasquale Lattari

La spada è elemento ricorrente e pressochè prevalente in tutte le immagini della Donna/Giustizia.

La spada è strumento che provoca dolore – la pena appunto –  è simbolo di forza e di autorità ma fonte di dissuasione.

La spada è evocativa del giudizio e del giudicare, del decidere – de caedere ossia il tagliare da – è l’operazione che separa, taglia ed asporta la parte malata dal corpo al fine di guarire il tutto.

La spada è il paradosso della giustizia penale che “mima” la violenza del reato: retribuire il male (il reato) con altro male (la pena); sanare la violenza del reato usando “violenza legittima” della pena per riequilibrare.

L’ immagine ed il simbolo della spada attiva suggestioni ed emozioni immediate e tranquillizzanti.

La spada è – per lo più – impugnata con la mano destra dalla Donna/Giustizia: la destra è antonomasia la mano forte e principale simbolo di autorità e primato (vd articolo precedente “La giustizia ed i suoi simboli: la bilancia”).

La spada è a punta ed a due tagli: è simbolo di efficacia e profondità.[2]

Evoca – come la bilancia – anche i doppi lati della giustizia: il rigore e la clemenza, il diritto e l’equità, la lettera della legge ma anche i valori a cui si ispira: la legge ma anche i principi superiori dell’ordinamento.

-La spada: è strumento per risolvere questioni complicate e di intricata soluzione:

-nel giudizio del Re Salomone afferma: “prendetemi una spada” per dividere il bambino che due madri pretendevano…e che la madre vera chiese di risparmiare per darlo all’altra aggiudicandosi così la lite..( Libro 1 RE 3, 16-28)

– la spada viene usata da Alessandro Magno (IV sec. aC) per tagliare e recidere il Nodo Gordiano che – da profezia dell’Oracolo – solo chi avrebbe sciolto sarebbe diventato Re dell’Asia minore.

 – La spada nelle immagini della donna/giustizia è sguainata nell’atto del colpire o mostrata con la punta verso l’alto pronta all’uso o verso il basso in segno di attesa e non è mai nel fodero..

La spada – che non è un pugnale – simbolo di nascondimento e del colpo a tradimento – è ben visibile e palese evoca:

– la “pubblicità” della giustizia necessaria al fine di controllarne e verificarne il funzionamento e gli effetti non solo da chi ne è attinto e colpito ma anche dalla generalità dei cittadini.

– il fine preventivo, deterrente e dissuasivo della pena ed in generale del funzionamento della giustizia.

– La spada è simbolo di pena (lo ius gladii appunto dal gladio romano – più corto della spada ma sempre con punta ed a due tagli – è il diritto di irrogare pene capitali che gli imperatori delegavano ai governatori locali) che colpisce il reo ed intende tutelare la vittima… (anche se questo..non compare mai…la vittima è impersonata dalla giustizia stessa!!) .

 -La Spada è simbolo anche di esclusività dell’uso della giustizia che quindi tutela anche il reo dalla vendetta diretta della vittima e lo protegge anche dal resto dei cittadini delineando il proprio campo e la competenza: lo spazio della giustizia, uno spazio da sempre limitato, quasi sacro, protetto ma sempre pubblico e visibile a tutti.”[3]

– La spada è strumento di punizione dal valore pedagogico:

– “Vuoi non avere da temere l’autorità? Fa il bene e ne avrai lode poiché essa è al servizio di dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi perché non invano essa porta la spada; infatti è al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male.” (S.Paolo ai Romani 13,4)

-colpisce definitivamente ed è inesorabile, non ha mezze misure ed è quindi irreversibile: “se nonostante questi castighi non vorrete correggervi per tornare a me, ma vi opporrete a me, anch’io mi opporrò a Voi e vi colpirò sette volte più dei vostri peccati. Manderò contro di voi la spada vindice della mia alleanza.” (Levitico 26,23 e segg.ti)

Ma l’immagine ed il simbolo della spada può attivare anche emozioni e suggestioni negative.

-La spada è esecutrice della vendetta.

La mano destra – che impugna la spada – è anche quella che immediatamente ed istintivamente restituisce il colpo e rende la parità rispetto al torto e/o all’attacco subito: ma la donna/giustizia è vendicativa. È immagine autonoma ex sé e quasi previene l’azione valutativa della bilancia.

 -La spada è simbolo di violenza: e la violenza è cieca e spesso colpisce chiunque capiti a tiro.

– La spada è simbolo di angoscia, minaccia.

I colpi ed i fendenti della spada provocano ferite irreversibili e non rimediabili al reo: si pensi alla pena ed alla detenzione… …ai danni derivanti ai detenuti per le condizioni oggettive ed inumane delle carceri. (E numerose sono state le condanne da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo all’Italia.) o alla gogna mediatica derivante dagli arresti e sin dalle indagini e prima del giudizio!!

Ma anche la vittima è la prima colpita dalla spada: è la prima colpita dal processo (per la cd vittimizzazione secondaria derivante dal processo vd articolo sulla Bilancia) e la pena irrogata al colpevole non gli restituisce alcunché…. tant’è che nella tradizione iconografica la vittima neppure compare mai…perché la giustizia tradizionale è reocentrica… tutta fondata sul reo!!

Il simbolo della spada – al pari degli altri (vd articoli precedenti…ma anche il prossimo sul simbolo della Benda) – attiva la problematica eterna sul come fare giustizia e delle modalità di farla. Ed è quantomai attuale il monito: “Si tratta di rendere giustizia alla vittima, non di giustiziare l’aggressore.È necessario fare giustizia, ma la vera giustizia non si accontenta di castigare semplicemente il colpevole. Bisogna andare oltre e fare il possibile per correggere, migliorare ed educare l’uomo affinché maturi da ogni punto di vista, di modo che non si scoraggi, affronti il danno causato e riesca a reimpostare la sua vita senza restare schiacciato dal peso delle sue miserie.[4]

* Vd il recente G Zagrebelsky La giustizia come professione Torino 2021 pg 57 e segg.ti e P.Lattari La giustizia riparativa Una giustizia umanistica e dell’incontro Milano 2021

[2] Evocativa dell’immagine e sicuramente punto di riferimento è il brano di S.Paolo (Eb 4,12) “la parola di Dio è vivente ed efficace più affilata di qualunque spada a doppio taglio, penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore”.

[3] “la spada taglia perché vuol mettere la parola fine. Ma a questo scopo, occorre un’arma protettrice, un’arma che difenda anzitutto il tribunale dallo spazio sociale che è il terreno di coltura della vendetta; uno spazio dove tacciano il clamore e la violenza della folla. La giustizia opera sempre in luoghi circoscritti e protetti. Per proteggere non solo il tribunale ma anche il reo dalla furia vendicatrice che punta ad entrare nel tribunale per la giustizia sommaria. Quando il tribunale siede in giustizia, primo suo compito è garantire l’incolumità di chi si trova sotto la sua giurisdizione, non solo per salvarlo dal caos e dalla violenza ma anche per averlo totalmente nelle proprie mani. Del resto perché la Giustizia è spesso assistita da uomini in armi che sembrano essere una prosecuzione ideale della spada?” Zagrebelsky La giustizia come professione pg.81.

Da sempre la Giustizia ha un suo spazio esclusivo e protetto:

-gli anziani, che devono giudicare, sono seduti su pietre levigate disposte in un sacro cerchio. (Iliade, XVIII, 497-508).

-nelle Eumenidi Eschilo (v. 566) immagina l’araldo che ferma la folla e protegge il Tribunale dell’Areopago come quel luogo «intatto da lucro, venerando, severo, presidio della terra sempre vegliante a difesa di chi dorme».

– per i Romani il Tribunale letteralmente è il palco sopraelevato destinato alla sella curulis – un sedile pieghevole – che unitamente a fasci, verghe e scuri erano i simboli del giudice e del potere giudiziario.

– oggi i palazzi di giustizia conservano la separazione e la protezione ed al contempo la pubblicità e l’apertura a tutti.

[4] Lettera di Papa Francesco ai partecipanti al XIX congresso internazionale dell’Associazione Internazionale di diritto Penale e del III congresso dell’Associazione Latino Americana di diritto Penale e criminologia. In L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.129, Dom. 08/06/2014.

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